Repubblica Bologna

Piccoli programmatori
nascono… e crescono

Dall’11 maggio approda all’Urban Center di Bologna CoderDojo, il laboratorio gratuito per formare i piccoli a realizzare i software utilizzando tecnoogie open. Il fenomeno nasce in Irlanda nel 2011 ed è già boom

di GIORGIA OLIVIERI

Lo leggo dopo

Appena una settimana fa è uscita la notizia di Nick D’Aloisio, l’adolescente inventore di Summly, la app che Yahoo ha acquistato per oltre 30 milioni di dollari. I casi di adolescenti smanettoni sono sempre più frequenti anche in città (il caso di Woofun realizzato da Alvise de’ Faveri Tron) e dall’11 maggio a Bologna aprirà una palestra per allevare futuri programmatori. Grazie all’iniziativa di Carmelo Presicce e la geek Francesca Sanzo che ha creato il contatto col Comune, arriva all’Urban Center CoderDojo, un movimento nato nel 2011 in Irlanda con l’obiettivo di insegnare gratuitamente ai bambini di tutte le età a programmare utilizzando tecnologie open (dojo in giapponese significa proprio palestra per arti marziali).

Tutto nasce in Irlanda dall’intuizione del 19enne James Whelton che si è messo ad insegnare ai suoi quasi coetanei i primi erudimenti per lo sviluppo di applicazioni e videogiochi. Con l’aiuto dell’imprenditore australiano Bill Liao i CoderDojos si sono diffusi a macchia d’olio in 25 paesi per 165 punti, sfornando talenti come Moran che ha ideato Pizzabot, un gioco che ha spodestato Angry Birds o il dublinese Shane Curran che ha pensato ad una app su “cloud” per automatizzare i sistemi bibliotecari. In Italia CoderDojo ha già trovato terreno fertile a Milano, Firenze e Brescia ed ora qui grazie a Carmelo, sviluppatore di app anziano dato che ha 30 anni.

“Ho sentito parlare di CoderDojo sul web e sono subito corso a Milano per capire di che cosa si trattasse” racconta il ragazzo leccese di origine in città da oltre 10 anni prima per studio ora per lavoro. “Lì ho fatto il volontario e ho appreso dritte e consigli per portare il CoderDojo a Bologna” continua. Il metodo che si segue è mutuato da quello di Sugata Mitra, professore visionario che ha vinto l’ultimo premio Ted per la sua risposta all’apprendimento del futuro. “Il CoderDojo non è un corso ma un laboratorio in cui vale il principio dell’”imparare facendo” spiega Carmelo “Il mentor è più che altro una specie di “nonna”: guarda il bambino alle prese con il computer ma ma fa finta di nulla e lo incoraggia ad andare avanti”. Ma ai CoderDojo imparano anche i grandi? “Tantissimo” dice  il maestro entusiasta “io ho scoperto come funzionava Scratch, il software gratuito che usiamo, con Oliver di sei anni che diceva a me come fare. L’età anagrafica non conta, qui i bambini possono insegnare anche a noi adulti”.
C’è un gran fermento per il CoderDojo bolognese aperto nativi digitali dagli 8 ai 13 anni. Il tam tam è già iniziato e gli organizzatori stanno ora cercando altri “mentor” che vogliano assistere Carmelo in questa avventura sperimentale.

L’appuntamento è quindi sabato 11 maggio all’Urban Center in Sala Borsa dalle 10.30 alle 13.30. Il protocollo del CoderDojo prevede che ciascun ragazzino porti con sé un computer e la merenda (e un genitore se ha meno di 12 anni). Alla fine basta poco per togliere lo scettro a Mark Zuckerberg. Per info: coderdojobo@gmail.com

 

Fonte http://bologna.repubblica.it

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