Corriere della Sera Bologna

CoderDojo arriva a Bologna
Piccoli programmatori crescono

La palestra digitale in città l’11 maggio

 

BOLOGNA – Piccoli programmatori crescono. Arriva a Bologna il CoderDojo: un laboratorio sperimentale per insegnare ai bambini e ai ragazzi a creare software, usando tecnologie open e in modo gratuito. L’appuntamento con la palestra digitale (dojo in giapponese significa proprio palestra per arti marziali), è l’11 maggio all’Urban Center dalle 10 alle 13. Il movimento nasce in Irlanda circa due anni fa con l’obiettivo di insegnare ai bambini la programmazione, in Italia ha toccato città come Milano, Firenze e Brescia. Arriverà anche sotto le Due Torri grazie all’iniziativa di Carmelo Presicce, 30 anni, sviluppatore di app, e della geek Francesca Sanzo.

LA STORIA – Un movimento irlandese diventato internazionale: il primo club nasce a Cork nel 2011 grazie allo studente 19enne James Whelton, che ha insegnato ai suoi coetanei la programmazione base, fino ad arrivare ai videogames e alle app per Smartphone. Il progetto è diventato poi globale grazie all’imprenditore australiano Bill Liao e oggi i Dojo sono 165 in 25 paesi. A Bologna l’iniziativa sarà rivolta a bambini tra gli 8 e i 13 anni, a loro sarà presentato uno «Scratch»: un software gratuito per iniziare a programmare. L’occorrente è un pc, una merenda e un genitore che accompagni i ragazzi.

L’IDEA – «Ai bambini quando chiedi che lavoro vogliono fare da grandi – racconta Carmelo – quasi nessuno risponde il programmatore, eppure questo è un mestiere creativo, non meccanico come si può pensare e potrebbe dare occupazione». «Ho letto un articolo su Che Futuro! – racconta Carmelo – lì ho scoperto il progetto. Dopo due giorni ero a Milano per partecipare all’evento CoderDojo imparando “Scatch” insieme a Oliver, un bimbo di 6 anni». Il metodo che si segue è quello di Sugata Mitra, professore indiano vincitore dell’ultimo premio Ted per la sua risposta all’apprendimento del futuro. «Un approccio innovativo – continua Carmelo – cambiano i paradigmi: dai un computer ai bimbi che imparano collaborando tra loro per una conoscenza pear to pear, il mentor non è un vero professore, è come una nonna». Tante le adesioni finora, dagli assistenti ai genitori, ma per il primo evento verranno scelti 10-15 bambini. L’obiettivo è quello di passare da un linguaggio di gioco ad altri come html, sviluppo di videogiochi e app, e arrivare perché no, anche agli adulti, «ma CoderDojo deve piacere prima di tutto ai bambini», ricorda Carmelo, pronto per quest’avventura sperimentale.

Noemi Bicchiarelli

fonte: corriere.it

Repubblica Bologna

Piccoli programmatori
nascono… e crescono

Dall’11 maggio approda all’Urban Center di Bologna CoderDojo, il laboratorio gratuito per formare i piccoli a realizzare i software utilizzando tecnoogie open. Il fenomeno nasce in Irlanda nel 2011 ed è già boom

di GIORGIA OLIVIERI

Lo leggo dopo

Appena una settimana fa è uscita la notizia di Nick D’Aloisio, l’adolescente inventore di Summly, la app che Yahoo ha acquistato per oltre 30 milioni di dollari. I casi di adolescenti smanettoni sono sempre più frequenti anche in città (il caso di Woofun realizzato da Alvise de’ Faveri Tron) e dall’11 maggio a Bologna aprirà una palestra per allevare futuri programmatori. Grazie all’iniziativa di Carmelo Presicce e la geek Francesca Sanzo che ha creato il contatto col Comune, arriva all’Urban Center CoderDojo, un movimento nato nel 2011 in Irlanda con l’obiettivo di insegnare gratuitamente ai bambini di tutte le età a programmare utilizzando tecnologie open (dojo in giapponese significa proprio palestra per arti marziali).

Tutto nasce in Irlanda dall’intuizione del 19enne James Whelton che si è messo ad insegnare ai suoi quasi coetanei i primi erudimenti per lo sviluppo di applicazioni e videogiochi. Con l’aiuto dell’imprenditore australiano Bill Liao i CoderDojos si sono diffusi a macchia d’olio in 25 paesi per 165 punti, sfornando talenti come Moran che ha ideato Pizzabot, un gioco che ha spodestato Angry Birds o il dublinese Shane Curran che ha pensato ad una app su “cloud” per automatizzare i sistemi bibliotecari. In Italia CoderDojo ha già trovato terreno fertile a Milano, Firenze e Brescia ed ora qui grazie a Carmelo, sviluppatore di app anziano dato che ha 30 anni.

“Ho sentito parlare di CoderDojo sul web e sono subito corso a Milano per capire di che cosa si trattasse” racconta il ragazzo leccese di origine in città da oltre 10 anni prima per studio ora per lavoro. “Lì ho fatto il volontario e ho appreso dritte e consigli per portare il CoderDojo a Bologna” continua. Il metodo che si segue è mutuato da quello di Sugata Mitra, professore visionario che ha vinto l’ultimo premio Ted per la sua risposta all’apprendimento del futuro. “Il CoderDojo non è un corso ma un laboratorio in cui vale il principio dell’”imparare facendo” spiega Carmelo “Il mentor è più che altro una specie di “nonna”: guarda il bambino alle prese con il computer ma ma fa finta di nulla e lo incoraggia ad andare avanti”. Ma ai CoderDojo imparano anche i grandi? “Tantissimo” dice  il maestro entusiasta “io ho scoperto come funzionava Scratch, il software gratuito che usiamo, con Oliver di sei anni che diceva a me come fare. L’età anagrafica non conta, qui i bambini possono insegnare anche a noi adulti”.
C’è un gran fermento per il CoderDojo bolognese aperto nativi digitali dagli 8 ai 13 anni. Il tam tam è già iniziato e gli organizzatori stanno ora cercando altri “mentor” che vogliano assistere Carmelo in questa avventura sperimentale.

L’appuntamento è quindi sabato 11 maggio all’Urban Center in Sala Borsa dalle 10.30 alle 13.30. Il protocollo del CoderDojo prevede che ciascun ragazzino porti con sé un computer e la merenda (e un genitore se ha meno di 12 anni). Alla fine basta poco per togliere lo scettro a Mark Zuckerberg. Per info: coderdojobo@gmail.com

 

Fonte http://bologna.repubblica.it

Iperbole – Comune di Bologna

Insegnare la programmazione a bambini di tutte le età: 11 maggio, CoderDojo a Bologna

Posted date: aprile 03, 2013 In: agendadigitalebo

Via twitter, mescolando profili istituzionali e profili privati, alcuni dello staff iperbole hanno incrociato una conversazione con Francesca Sanzo e Carmelo Presicce: fu così che l’idea di portare a Bologna un format di successo come Coderdojo, diventa realtà!

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In poco tempo, abbiamo una data, una sala e un piccolo gruppo di volontari: ci vediamo la mattina dell’11 all’Urban Center in Salaborsa per insegnare a bambini e ragazzi a programmare, utilizzando tecnologie open e in maniera gratuita.

Lanciamo però un appello per trovare alcuni mentor tecnici e altri volontari: dovremmo dividere i ragazzi in gruppi di 2-3 ed ognuno dovrebbe avere un mentor.

Per capire meglio di cosa si tratta abbiamo fatto alcune domande a Carmelo, 30 anni, sviluppatore di app, musicista e paracadutista: è grazie a lui che possiamo organizzare CoderDojo.

Cos’è CoderDojo?

CoderDojo è un movimento internazionale nato in Irlanda meno di due anni fa per insegnare a bambini e ragazzi a programmare, utilizzando tecnologie open e in maniera gratuita.
Il primo club è nato a Cork a luglio 2011, su iniziativa dello studente 19enne James Whelton, iniziando con la programmazione di base e sviluppo web. In breve tempo i primi studenti sono diventati a loro volta insegnanti e anche le tematiche si sono moltiplicate, andando dallo sviluppo di videogames a quello di app per smartphone.
Con l’aiuto di Bill Liao, imprenditore australiano di successo e filantropo, il progetto è diventato globale e oggi i Dojo riconosciuti sono 165 in 25 Paesi, di cui 3 già attivi in Italia (Firenze, Milano e Brescia) e altri ai blocchi di partenza.
Il progetto si rivolge a giovani e giovanissimi, ma ogni dojo locale stabilisce la fascia d’età più appropriata a seconda delle esigenze e delle competenze dei mentor. A Milano, per esempio, partecipano bambini tra gli 8 e i 13, con l’eccezione di due bimbi di soli 6 anni.

Come si svolgono gli incontri?

Gli incontri si tengono il sabato mattina e sono assolutamente gratuiti.
Quello che serve ai ragazzi è un computer, una merenda e un genitore per chi ha meno di 12 anni. Anche organizzarlo nella propria città non è difficile, bisogna trovare uno spazio adatto con tante prese di corrente e preferibilmente connessione wifi e proiettore. L’unico vincolo è che non sia a pagamento ma per fortuna gli ambienti di coworking, le scuole o le amministrazioni locali sono spesso ben disposti a offrire gratuitamente gli spazi.
Come sempre, la differenza la fanno le persone: servono un certo numero di mentor tecnici (spesso giovani programmatori) e altri volontari che aiutino nell’organizzazione e nella comunicazione.

Quali obiettivi per il futuro?

Beh, il primo passo è quello di aprire il primo CoderDojo qui a Bologna, cominceremo sabato 11 maggio presso l’Urban Center.
Sarà rivolto a bambini tra gli 8 e i 13 sul modello di Milano, ai quali sarà presentato Scratch, un software gratuito, con cui si può iniziare a programmare facendo muovere un simpatico gattino sullo schermo, fino a creare un vero e proprio videogame.
A seconda del successo dell’iniziativa decideremo come proseguire, stabilendo la cadenza degli incontri e magari passando a tematiche più avanzate, ma posso già dirvi che l’entusiasmo che sto riscontrando presentando il progetto è davvero tanto. Comincio a pensare che bisognerà organizzare qualcosa anche per adulti, visto che molti genitori muoiono dalla voglia di imparare a programmare, magari tra un po’ organizzeremo per loro un corso tenuto dai bambini!

Perchè ti sei impegnato a portare questo progetto a Bologna?

Ho scoperto il progetto meno di un mese fa, leggendo per caso un articolo su CheFuturo!, e dopo due giorni ero a Milano per partecipare al loro secondo evento, imparando Scratch insieme a Oliver, di 6 anni.

E’ stata un’esperienza fantastica, Angelo e i ragazzi del CoderDojo milanese mi hanno trasmesso tanta energia ed entusiasmo, per cui ho deciso di impegnarmi a portare il progetto a Bologna, dove ho studiato e ormai vivo da diversi anni.
E’ facile innamorarsi della missione: si aiutano i ragazzi a diventare creatori e non semplici utenti, si stimola la collaborazione reciproca e si lavora in un contesto in cui l’età anagrafica diventa irrilevante. Per non parlare dell’impatto sociale: nel contesto della disoccupazione giovanile dilagante, si forniscono strumenti che potranno aiutare qualcuno di loro a farne una professione, tra l’altro sempre più richiesta.
Sono convinto che Bologna sia la città ideale: è estremamente viva dal punto di vista della creatività e dell’innovazione sociale, ha da sempre un’attenzione particolare verso le nuove generazioni (dallo Zecchino d’Oro alla Fiera del Libro per Ragazzi, per non parlare dell’Università) ed ha colto per prima in Italia l’importanza di avere un’agenda digitale partecipata.
Nonostante le elevate aspettative, devo dire che l’entusiasmo con cui il Comune ha accolto l’iniziativa mi ha lasciato senza parole: sono stato affiancato da persone in gamba che mi hanno già aiutato molto dal punto di vista organizzativo e della comunicazione, sulle quali sento di poter contare anche in futuro.

Ricapitoliamo:

CoderDojo Bologna si terrà l’11 maggio all’urban center in sala borsa dalle 10.30 alle 13.30.

obiettivo: insegnare a bambini e ragazzi a programmare, utilizzando tecnologie open e in maniera gratuita

cerchiamo: volontari con compentenze in programmazione e partner per la comunicazione e gestione

Per info scrivete a: coderdojobo@gmail.com

 

fonte: http://iperbole2020.comune.bologna.it